Roberto Sorgo                                                                                                               Pagina iniziale > Medio Oriente

INTRODUZIONE

 

 

Come nasce lo Stato Islamico in Iraq e Siria? Chi sono i salafiti e perché vogliono ricreare il califfato? Quali sono le origini del terrorismo di Osama bin Laden e di al-Qa‘ida? Perché i sovietici invasero l’Afghanistan nel 1979 e gli americani l’Iraq nel 2003? Qual è stato il percorso che ha condotto alla creazione di Israele ma non di uno Stato palestinese? Sono alcuni degli interrogativi a cui questo libro cerca di dare risposta, in un momento storico in cui l’Europa è alle prese con ondate di profughi mediorientali e con attentati terroristici di matrice islamica.

Il Medio Oriente è sempre di attualità, ma immancabilmente per motivi tragici: conflitti fra uno Stato e l’altro, guerre civili, invasioni, bombardamenti, attentati, rapimenti di ostaggi. In sottofondo, un’apparente impossibilità di convivenza fra gruppi diversi, di tipo etnico (arabi, curdi, turchi, persiani, afghani) o religioso (musulmani sunniti e sciiti, cristiani, ebrei, ma anche drusi, alawiti e molti altri). I temi non mancano e si intrecciano nelle maniere più imprevedibili. Se però vogliamo capire gli avvenimenti della storia recente dobbiamo addentrarci nel ginepraio mediorientale, tenendo presente che per gli scopi di questo libro il Medio Oriente abbraccia un’area piuttosto vasta che va dall’Egitto al Pakistan.

Prima di affrontare in dettaglio i singoli argomenti, converrà inserire la situazione del Medio Oriente nel contesto più ampio della storia internazionale, cercando di allargare lo sguardo sulla trasformazione della società umana in corso dalla seconda metà del XVIII secolo, ossia dalla rivoluzione industriale. Ed è una trasformazione straordinaria, paragonabile soltanto all’altro grande punto di svolta della storia umana, la rivoluzione del Neolitico, cioè l’invenzione dell’agricoltura. La società agricolo-pastorale che ha sostituito la precedente società di cacciatori-raccoglitori e ci ha accompagnato negli ultimi diecimila anni sta ora lasciando il posto alla società industriale, con un cambiamento altrettanto radicale. Non è questa la sede per esaminare in profondità un processo di così vasta portata, ma possiamo ricordare sinteticamente che l’avvento dell’industrializzazione ha condotto a un enorme aumento del benessere e del tenore di vita per l’intera popolazione; a una trasformazione della società il cui aspetto più rilevante è la cosiddetta emancipazione della donna; e alla diffusione della democrazia. Di tutto questo, nel Medio Oriente è arrivato ben poco. L’industrializzazione, dove c’è stata, ha arricchito l’élite al potere (famiglie regnanti o dittatori inamovibili e il loro seguito) e non la maggioranza degli abitanti di questi paesi; le donne quasi ovunque sono ancora considerate eterne minorenni, a cui spesso è precluso un ruolo significativo nella società; e la democrazia (con l’eccezione di Israele) praticamente non esiste.

Soprattutto, in questi paesi permane la mentalità della società agricola, incentrata sulla conquista della terra. Poiché in tale società la ricchezza proviene dalla terra, la prosperità si acquisisce conquistando nuove aree coltivabili, ovviamente tramite la guerra. E infatti la guerra è una caratteristica costante del Medio Oriente, dove i vari gruppi etnici o religiosi si combattono per la supremazia e il controllo delle risorse. Nella società industriale questo non avviene più, perché la ricchezza proviene principalmente dalla produzione industriale, che non è legata alla vastità del territorio e inoltre presuppone il libero scambio, con compravendita di materie prime e prodotti finiti fra un paese e l’altro. Perciò è necessario un clima di cooperazione internazionale, proprio l’opposto della guerra.

Un’altra caratteristica della società moderna è il pluralismo, ossia la presenza contemporanea di vari modi di pensare (politici, religiosi, culturali), e la preferenza data all’una o all’altra idea non è mai definitiva e non presuppone la scomparsa delle idee alternative. Ciò significa libertà di espressione e convivenza basata sulla tolleranza, nella consapevolezza del fatto che la diversità di opinioni è preferibile all’unanimità, poiché permette di capire meglio le questioni e di risolvere più facilmente i problemi. Il dissenso non è perciò un problema da risolvere ma al contrario costituisce un presupposto fondamentale del moderno contesto democratico. Anche questo aspetto sembra non essere arrivato nel Medio Oriente, dove è normale cercare di imporre agli altri il proprio modo di vedere, reprimendo ogni forma di dissenso, e più in generale è consueto dividere l’umanità in «noi» e «loro», considerando «loro» (altri gruppi etnici o religiosi) dei nemici da combattere e possibilmente da eliminare del tutto.

Il cambiamento di mentalità è una conseguenza dello sviluppo economico, politico e sociale, ma oggi dobbiamo constatare che, mentre il resto del mondo si è già sviluppato o si sta sviluppando, a rimanere indietro in questo percorso sono gran parte dell’Africa e il Medio Oriente, dove la trasformazione deve ancora cominciare o quasi, ed è questa l’origine dei problemi che emergono in tali aree del pianeta e si riflettono altrove. La differenza è che l’Africa tende a danneggiare soltanto sé stessa; le condizioni di vita sono ben peggiori rispetto al Medio Oriente, ma le tragedie africane (carestie, epidemie, guerre, dittature, povertà diffusa) lasciano indifferente il resto del mondo, che poi si stupisce quando dal continente nero arrivano ondate di profughi. Invece il Medio Oriente fa notizia perché danneggia, oltre a sé stesso, anche gran parte dell’umanità, attraverso il terrorismo e il coinvolgimento di altri paesi nei suoi conflitti.

Tale coinvolgimento sembra dovuto principalmente al petrolio, di cui questa area geografica abbonda. Di sicuro è l’unico prodotto che il Medio Oriente oggi sia in grado di offrire al resto del mondo e che concentri l’attenzione internazionale su tali paesi. Se il petrolio non ci fosse, o se non fosse tanto importante per l’economia mondiale, probabilmente il Medio Oriente verrebbe ignorato come l’Africa. Però non bisogna sopravvalutare l’importanza del petrolio nelle vicende mediorientali. Teniamo presente che le due aree più instabili e conflittuali sono l’Afghanistan e la Palestina, dove non si estrae petrolio, e che i principali conflitti degli ultimi decenni in Medio Oriente, come la guerra fra Iran e Iraq negli anni Ottanta (con un totale di forse mezzo milione di morti), i vari conflitti fra Israele e i paesi arabi, la guerra civile in Libano (1975-1990, 150 mila morti) e l’attuale guerra civile in Siria, cominciata nel 2011 (con forse più di 400 mila morti a inizio 2016), non sono certo dovuti al petrolio. Tali conflitti saranno esaminati in questo libro, per vederne le implicazioni e tracciare i collegamenti fra le diverse vicende.

Un altro argomento significativo riguardo al Medio Oriente è la religione, che spesso emerge come causa o pretesto di conflitti. Anche la religione organizzata è tipica della società agricola. Di nuovo non è il caso di addentrarsi in una trattazione specifica, ma bisogna osservare che l’avvento della società industriale ha comportato anche la secolarizzazione (ossia il progressivo abbandono del modo di pensare religioso) e la laicità (la separazione dello Stato dalla religione). Saranno temi che emergeranno nel corso del libro. Naturalmente, parlare di religione in riferimento al Medio Oriente significa parlare di Islam, e infatti sin dal primo capitolo si illustreranno alcuni aspetti della religione musulmana utili a far capire quanto avviene oggi nel mondo mediorientale. Si passeranno poi in rassegna varie aree conflittuali, dedicando ampio spazio all’eterno problema della Palestina, ma prendendo in esame anche il terrorismo islamico e le guerre che hanno coinvolto i paesi occidentali, il cui intervento ha avuto quasi sempre l’effetto di acuire i problemi anziché risolverli. Nella Conclusione si riprenderà il discorso sull’Islam e sull’impossibilità di trovare in questa religione (come d’altronde in qualsiasi altra) indicazioni per l’azione politica nella società moderna.

 

 

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PER ME È ARABO

Capire il Medio Oriente

 

INDICE

 

Introduzione  

                                                                                                       

1           Dal califfato ai salafiti

             Ritorno agli antenati - Fondamentalismo islamico - Islam e modernità - Dal              riformismo al radicalismo       

 

2           Israele e Palestina

Una patria per gli ebrei - Il sionismo - Dagli ottomani ai britannici - La sistemazione              del Medio Oriente - La Palestina britannica - Rivolte e attentati - La nascita di              Israele - Le guerre arabo-israeliane - La pace con l’Egitto - Gli accordi di    Oslo                                                                                   

 

3           Fra guerra civile e rivoluzione

             La rivoluzione iraniana - La guerra Iran-Iraq - Israele in Libano

 

4           L’Afghanistan sempre in guerra

             Dai britannici ai sovietici - L’invasione sovietica - Dalla guerra civile ai talebani

 

5           Terrorismo islamico

             Il contesto storico - Il contesto culturale - Gli attentati suicidi - La morte di Osama              bin Laden

            

6           L’Iraq da una guerra all’altra

L’invasione del Kuwait - L’occupazione americana - Il jihad in Iraq

 

7           La Siria e lo Stato Islamico

             Il regime degli Asad - La guerra civile - Il futuro della Siria

 

Conclusione

Bibliografia

Indice analitico

 

 

 

 

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