Casella di testo: Roberto Sorgo                                                                                              Pagina iniziale > Articoli > Calcio cristiano

CRISTIANI NEL PALLONE

 

 

Chi è più incredibile, Hulk o Dio? Prima del calcio d’inizio in occasione della semifinale Brasile-Germania, durante la Coppa del Mondo disputatasi nel 2014, il giocatore brasiliano Hulk ha alzato gli occhi al cielo mormorando (si presume) una preghiera al suo Dio. L’esito è stato immediato: nel giro di mezz’ora la Germania ha segnato cinque gol, finendo col vincere per 7-1. Una sconfitta del genere, alla nazionale brasiliana, non capitava dal 1920.

Anche in questo mondiale si è rinnovata la gustosa consuetudine dei calciatori-chierichetti alla ricerca di protezione divina. Molti giocatori, italiani, sudamericani, ma anche africani, hanno l’abitudine di farsi il segno della croce prima di entrare in campo. Si tratta evidentemente di una superstizione di origine religiosa (se ne parla nell’articolo Magia) ed è talmente diffusa che è difficile tenere il conto della sua frequenza e pertanto andare a vedere quali giocatori siano stati divinamente “protetti” durante gli incontri. Non molti, si direbbe. Per esempio, un altro brasiliano, Neymar, che al pari di molti calciatori ha l’abitudine di ringraziare il cielo dopo ogni gol segnato, nei quarti di finale si è beccato una “diabolica” ginocchiata alla schiena che lo ha costretto a uscire in barella e gli ha impedito di partecipare alle ultime due partite.

 

Episodi — Se nel torneo in Brasile non ci sono stati momenti di particolare interesse riguardo al rapporto fra calciatori e divinità (a parte l’invocazione di Hulk), si possono però ricordare alcuni episodi del mondiale disputato in Sudafrica nel 2010. Prima della partita Argentina-Messico, negli ottavi di finale, entrambi gli allenatori si erano fatti il segno della croce. È chiaro che non potevano vincere tutti e due, e nell’occasione il favore soprannaturale era andato agli argentini. Nei quarti di finale, però, lo scherzetto non era riuscito, così come non era servito il rosario che il tecnico dell’Argentina, Maradona, aveva tenuto stretto in pugno per tutta la partita: l’Argentina aveva beccato quattro gol dai tedeschi (pagani?) ed era stata eliminata. Gli stessi tedeschi avrebbero poi sconfitto gli argentini nella finale del 2014, per cui la protezione divina evidentemente non vale nemmeno a distanza di tempo.

Tornando al Sudafrica, in precedenza, nel girone eliminatorio, i calciatori statunitensi avevano condiviso la citata abitudine di ringraziare la divinità (non è chiaro se fosse la stessa di Maradona) dopo ogni gol. E contro gli “infedeli” algerini, l’americano Donovan si era fatto il segno della croce prima di calciare una punizione, poi regolarmente sbagliata.

Meglio di tutti aveva fatto però il portiere del Ghana, Kingson, guidando nella preghiera i compagni prima di ogni incontro. Secondo le dichiarazioni da lui rese prima della partita contro l’Uruguay per i quarti di finale, Dio stesso gli aveva comunicato che il Ghana sarebbe andato in semifinale. Così non è stato.

 

Polpo o croce — Alla fine in Sudafrica era andata molto vicino alla vittoria l’Olanda, che per invocare la sorte propizia si affidava invece a uno stuolo di belle ragazze vestite di arancione, queste sì davvero… divine. I vincitori spagnoli non sembravano dal canto loro indulgere a pratiche scaramantiche cristiane, preferendo le divinazioni del polpo Paul, pescato in Italia ma trasferito in un acquario tedesco. Il cefalopode aveva azzeccato sette previsioni giuste consecutive sui risultati delle partite, andando a mangiare nel contenitore contrassegnato dalla bandiera della nazionale poi risultata vincente.

Se un polpo affamato vale più del segno della croce, è “segno” di una realtà a cui i cristiani dovrebbero rassegnarsi: al loro Dio il calcio non piace.

 

 

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